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Coro Farthan

Marzabotto
BO - Emilia-Romagna
40 Componenti
15 Soprani
15 Contralti
5 Tenori
5 Bassi

Il nostro coro

"Il Coro Farthan ha un modo tutto suo di presentarsi al pubblico, una sua sicurezza nell'affrontare il palcoscenico che diventa spazio ove si compie un rito. L'ascolto si trasforma in esperienza e il repertorio è elemento di una drammaturgia che arriva diretta alla pancia di chi ascolta. E' una rappresentazione del popolare e del femminile che coinvolge e chiama a far parte del racconto".

(Choraliter n. 66, 2022)

Farthan nasce nel 2011 per riunire vocalità creative e curiose attorno ad un progetto corale eclettico come il nome stesso, attinto dall’antica lingua Etrusca. L’affascinante etimologia “genio - forza creativa” legata al luogo in cui il coro ha sede - Marzabotto (BO) antico insediamento Etrusco - è in continuità con la scelta dei brani, nascosti nelle pieghe inesplorate e non convenzionali del canto di tradizione, con una spiccata predilezione per un repertorio “al femminile”. 

Farthan ama l’incontro creativo con soggetti aventi finalità affini e collabora a progetto con valenti musicisti provenienti sia dal jazz che dalla world music. 

Nel 2016 esce il primo CD intitolato MEF! (Massima Energia Femminile), nel 2018 riceve dal Comune di Marzabotto l'encomio CORO AMBASCIATORE DI PACE e sale sul podio in due prestigiosi Concorsi Nazionali. 

Nonostante la pandemia, continua ostinatamente a studiare: nel 2021 riprende l’intensa attività concertistica e stravince di nuovo a Vittorio Veneto (1° Premio Rep. Popolare; 3° Gruppo Vocale, Premio speciale per l’Interpretazione di un brano Rinascimentale), nel 2022 vince il Premio speciale Voci del Mondo, bandito da Folk & World, 2022 (Nuovo Imaie, Mei Faenza, Sud Etnic).

Dirige e coordina artisticamente fin dalla fondazione Elide Melchioni. 

CORO FARTHAN è su YOUTUBE, FB, Instagram e nel web

https://www.italiacori.it/coro-farthan-marzabotto


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I nostri coristi

Monica Bernardini
Soprano
Francesca Bonarelli
Soprano
Angela Buffa
Soprano
Stefania Buldrini
Soprano
Maria Antonietta Caputo
Soprano
Teresa Carulli
Soprano
Sarah Cereghini
Soprano
Floriana Cini
Soprano
Adriana Di Rienzo
Soprano
Marina Fagnano
Soprano
Serena Geraci
Soprano
Vera Malgradi
Soprano
Antonietta Missich
Soprano
Marzia Negri
Soprano
Emanuela Pasquini
Soprano
Francesca Paz
Soprano
Laura Picinetti
Soprano
Patrizia Pirazzini
Soprano
Irene Potente
Soprano
Francesca Rippa
Soprano
Grazia Bandini
Contralto
Silvia Barbon
Contralto
Tullia Benati
Contralto
Cinzia Borghi
Contralto
Bianca Brasa
Contralto
Michela Capannoli
Contralto
Cinzia Castelluccio
Contralto
Valentina Corso
Contralto
Claudia Cutrera
Contralto
Catiuscia Mariotti
Contralto
Francesca Martini
Contralto
Elena Rossi
Contralto
Barbara Seppi
Contralto
matilde sfregola
Contralto
Marilena Zocca
Contralto
Paolo Bertani
Tenore
Sonia Carlini
Tenore
Marina Laffi
Tenore
Flavio Franceschini
Basso
Salvatore Mannino
Basso
Sergio Sibani
Basso
Franco Venturi
Basso

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Audio gallery

Eretico Parapiglia
CD: Mali d'amore ed altre stregonerie 2021
G. D. da Nola
Aprensais zeri mlah
2016
E. Melchioni
Ebola
2016
A. Placer; elab. E. Melchioni
Lamento con organum
2016
trad. Arbereshe Sicilia - Registrazione e trascrizione Giovanna Marini
Nonsense
2016
E. Melchioni - G. Torri
Schoscholoza
2016
trad. SudAfrica, elab. E. Melchioni

Il nostro repertorio

Canti ed elaborazioni popolari
• regionali • italiani • internazionali

Le nostre pubblicazioni

I nostri programmi musicali

A Sud delle donne: mali d'amore e altre stregonerie
I tantissimi brani di tradizione orale “al femminile” del Sud Italia ci descrivono con dovizia di particolari le diverse mansioni, i ruoli sociali, gli stereotipi di genere che nelle società arcaiche tradizionali (ma anche nella sfera colta del melodramma) venivano attribuiti alle donne. Mogli e madri, soprattutto ed innanzi tutto (E ninne nanne - Fa la nana, drammatiche ninne nanne che raccontano della dura condizione femminile contadina), ma allo stesso tempo lavoratrici in condizioni pesantisime, dove lo sfruttamento del lavoro e anche del corpo femminile erano una realtà scontata e da subire in silenzio: silenzio rotto solo come sfogo nelle canzoni di lavoro collettive. Donne innamorate, in un mondo in cui il controllo sociale soprattutto sulle “zite” (giovani non ancora sposate) era fortissimo, ed il concetto di “onore” di una famiglia era veicolato dal comportamento delle donne, che doveva corrispondere alle aspettative sociali ed essere irreprensibile. Mali d’amore da togliere il sonno (Mi votu e mi rivotu suspirannu), spesso alimentati esclusivamente dal desiderio stesso dell’amore e la perenne paura dell’abbandono maschile, dopo ma soprattutto prima delle nozze, tragica evenienza che avrebbe esposto le donne “disonorate” ad una condizione di marginalizzazione e fragilità sociale molto alta (Cu ti lu dissi ca t’haiu a lassari). Anche il mondo del mistero e dell’occulto è sempre stato appannaggio del femminile: formule e rituali iatromusicali per togliere la “fascinazione”, il malocchio, il fuoco di Sant’Antonio; invocazioni e gestualità legate al culto dei morti che ci riportano a stereotipie musicali come il lamento funebre, osservabile fin dalle antiche civiltà del Mediterraneo ora rimaste e traslate nelle Passioni Popolari di Cristo (Pianto di Maria e Passione di Diamante, straordinari esempio di Plancus Marie calabrese). Di origine Greca pure l’antichissimo apparato rituale del Tarantismo, vero e proprio esorcismo musicale per guarire dal “morso della Tarantola”, ancora vivo e fortunatamente documentato negli anni 1960 nel basso Salento. Il mitico ragno, guarda caso, pungeva solo le donne, procurando loro un “malessere dell’anima” (cit. De Martino) ed un turbamento fisico che le portava ad uno stato alterato di coscienza da cui si poteva guarire esclusivamente con la musica, il canto e la danza. FIMMENE FIMMENE, KALINIFTA e LA ZAMARA nascono ispirandosi al materiale musicale raccolto dalla sottoscritta direttamente dalla viva voce di informatori pugliesi all’inizio degli anni 90 per la stesura della tesi di laurea in etnomusicologia. Nello specifico, il primo è nella versione di un coro di anziane di Torrepaduli (LE) i rimanenti quella degli ultimi due straordinari cantori di Cutrofiano (LE) Uccio Aloisi ed Uccio Bandello, già registrati dall’etnomusicologo americano Alan Lomax nel 1954. MI VOTU E MI RIVOTU, CU TI LU DISSI, TERRA CA NUN SENTI invece appartengono ad un repertorio di canti tradizionali siciliani, documentati fin dalle ricerche del Pitrè di metà 1800. Sebbene di origine anonima sia nel testo che nella musica, i canti tradiscono una permeabilità osmotica con la cultura colta: sono scritti nell’aulico verso dell’endecasillabo e per quanto riguarda MI VOTU E MI RIVOTU, il tempo di Barcarola e la melodia cullante possono essere verosimilmente assimilabili con alcune struggenti melodie Belliniane. In queste elaborazioni, l’ispirazione principale è quella della struggente voce di Rosa Balistrieri (1927-1990), straordinaria interprete della dura condizione femminile siciliana. Tutti i brani proposti sono personali rielaborazioni (sempre in divenire!!) della direttrice Elide Melchioni.
• A sud delle donne: mali d’amore ed altre stregonerie • • Fimmene fimmene (trad. Salento, Arm. Melchioni) La zamara (trad. Salento, Arm. Melchioni)) E ninne nanne (trad. Abruzzo) Kalinifta (trad. Grecìa salentina, Arm. Melchioni) • Mi votu e mi rivotu (trad. Sicilia Arm. Melchioni) • Cu ti lu dissi (trad. Sicilia Arm. Melchioni) • Terra can un senti (trad. Sicilia Arm. Melchioni) Fa la nana (trad. Emilia Arm. Melchioni) Passione di Diamante (trad. Calabria) Pianto della Madonna (trad. Lazio)
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MEF! Massima Energia Femminile
MEF! Massima Energia Femminile Un nome, una garanzia. Massima, perché ce n’è davvero tanta di questa Energia che viene da lontano, Femminile in quanto abbondante, fluida e generativa, ma anche ancestrale e radicata. Contagia anche tutti gli uomini che vi gravitano attorno, in primis i meravigliosi musicisti Woman Inside che collaborano con noi! MEF, che è anche il titolo del primo lavoro discografico discografico del Coro Farthan, è una ventata di entusiasmo, un insieme colorato e multiforme di canti di tradizione orale, italiani e non, con una giocosa strizzata d’occhio a nuove composizioni corali, all’improvvisazione, a creative vocalità inconsuete... Lasciatevi trasportare dall’emozione delle tante e diverse voci e dalla magia cangiante di queste musiche del mondo..
MEF! MASSIMA ENERGIA FEMMINILE Ebola (A. Placer, Arm. Melchioni) Vocalist: Luca Fattori Adiemus (T. Yenkins Kutica ticà( trad Ungheria) Nonsense 1 (Musica in stile Aleatorio Torri- Melchioni) Vocalist: Luca Fattori Aprensais zeri mlath (testo etrusco – Musica in stile Aleatorio E. Melchioni) Schoscholoza (trad. Zulu – Sudafrica, Arm. Melchioni) Forest , Arm. Melchioni) Vocalist: Luca Fattori Siyahamba (trad. Zulu – Sudafrica, Arm. Melchioni)
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MUSICA MIGRANTE: SULLE ROTTE DI ANTICHI POPOLI
Tutta la musica, sia colta che popolare, è permeata nel profondo da evidenti contaminazioni, impronte culturali e linguistiche che conquistatori, nomadi, migranti o esuli hanno lasciato nel tempo al loro passaggio. La musica dei popoli ed i canti in differenti lingue madri ci ricordano che ciò che oggi chiamiamo “repertorio di tradizione” sarebbe drammaticamente più scarno e muto senza l’apporto che nei secoli ha portato il confronto\scontro con l’Altro da sé. Questo contesto fa da sfondo al programma proposto dal Coro Farthan, “Coro Ambasciatore di Pace”, come lo ha insignito il Sindaco del paese in cui il Coro ha sede (Marzabotto, Medaglia d’Oro al Valore Militare), per i messaggi che il coro stesso veicola con i suoi brani. Musica Migrante: sulle orme di antichi popoli Kutica ticà (trad Ungheria) Polegnala ye Tudora (trad Ungheria) Deus ti salvet Maria (trad Sardegna) Dilmano dilbero (trad. Bulgaria) Schto mi e milo (trad. Macedonia) Rumelaj (trad. Rom Ungheria) I dumai Zlato (trad. Ungheria) Lamento con Organum (trad. Arbresch Sicilia) Di arbuzn (trad. Yddisch) Ederlezi (trad. Rom Serbia) Kolo (trad. Serbia)
Lingue, musiche e culture minoritarie come il Griko (lingua neo-greca parlata in 9 paesi della provincia di Lecce, fondati a partire dal 800 circa d.C da profughi greci), l’Arbëreshë (lingua dei profughi albanesi che si stabilirono in Italia tra il XV e il XVIII secolo, in seguito alla morte dell'eroe nazionale Scanderbeg) le svariate accezioni della lingua Yddisch e i dialetti multiformi dei Rom balcanici danno voce ad un repertorio in cui ogni canto costituisce un punto d’osservazione su temi sempre attuali: l’amore in tutte le sue forme, le ingiustizie sociali ed i pregiudizi etnici, il fascino arcaico di antichi Riti Religiosi, nonsense e girotondi infantili. Il programma è personale rilettura\traduzione degli studi etnomusicologici che la direttrice Elide Melchioni, ha compiuto a partire dalla metà degli anni 90 sulla musica del Sud Italia e dei Balcani, confrontandosi con anziani informatori locali. Nell’ottica di una contaminazione e compresenza di diverse culture musicali, il materiale folklorico originale è trattato in maniera differente di volta in volta e si confronta con una ri\creazione sonora che molto spesso è in divenire, talvolta vicina all’improvvisazione: il “relitto folklorico” permane quindi come elemento di partenza, pronto a confrontarsi con altre vie musicali
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